Scendete in piazza, comunicate il dissenso, se volete urlatelo, fate le vostre proposte in qualsiasi contesto, anche le più strambe o rivoluzionarie ma rispettate la cosa comune, rispettate i diritti delle persone, non utilizzate il solo verbo della violenza. In questi giorni abbiamo osservato scene di guerriglia in piazza. Per difendersi dal carovita, dalla sanità scadente e dai problemi dell’istruzione pubblica, migliaia di ragazzi hanno ben pensato di distruggere scuole, strade e di attaccare i rappresentanti dello Stato con la solita ingiustificata violenza. Sono finiti i tempi in cui, per il favore delle telecamere, agenti di polizia e leader dei centri sociali, scimmiottavano finte cariche per prendersi un po’ di gloria mediatica. Ora la situazione, così come succede nella nostra vicina Francia, sembra completamente fuori controllo. Vediamo sfilare centinaia di ragazzi, molti per fortuna con ottime intenzioni, ed altri che si mischiano solo per il gusto della violenza. Sono i richiami ai loro riferimenti politici di Hamas ed a tutti gli altri regimi terroristici a livello mondiale, a ricordarci quali sono le loro vere intenzioni. Chi politicamente non prende le distanze, non dal legittimo dissenso o anche dal civile scontro sociale, ma dagli atti di violenza gratuita, per poi magari prendersela con chi diventa violento per legittima difesa, sta dando forza a quella mano che colpisce un rappresentante delle forze dell’ordine con una pietra, sta contribuendo a vandalizzare le scuole, sta saccheggiando le librerie. Perché stiamo solo a guardare? Qui ci vuole l’idrante, il manganello ed il carcere per provare a educare questi maestri della delinquenza, così come stanno facendo in Francia ed in Spagna, Paesi spesso assunti a modello politico. Chi rompe deve pagare il conto dei danni causati a tutta la comunità. Perché devo pagare anche io per loro? Ai tempi del liceo, a Roma, un mio compagno di classe imbrattò il bagno con scritte inutili, solo per il gusto di vandalizzare. Dopo giorni di ricerche, il responsabile confessò la sua bravata. Gli furono dati gli strumenti del mestiere, a spese sue, fuori dalle ore di lezione, dovette ripristinare il bagno come nuovo. Una bella lezione che imparò, eccome se imparò. In quella situazione il padre e la madre non furono complici dell’idiozia del figlio. Ora invece abbiamo i genitori più mollicci ed inutili della storia che difendono sempre i propri figli, anche davanti all’evidenza. Li coprono sempre, anche di soldi e mai di responsabilità. Ricordatevi, chi giustifica o minimizza, è complice attivo di ciò che succede. Il grave silenzio di alcune organizzazioni politiche e sindacali è la disperazione di chi cerca nel sangue di contendersi qualche consenso in più.
Pensatore intermittente , sempre condizionato dal cuore , vincolato da un incurabile senso di giustizia. Ha vissuto una vita divisa fra la passione per la politica e la concretezza dell’impegno lavorativo. Ha ricoperto diversi ruoli politici che gli hanno permesso di provare a mettere in pratica le sue idee facendolo scontrare con i muri dell’indifferenza e dell’individualismo. Ora fa l’opinionista per una rivista on line, Perugia Today, come osservatore vicino e distante rispetto al mondo che ci circonda. .
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